Federmanager condivide l’urgenza di rafforzare la resilienza industriale europea e riconosce il valore di una strategia “Made in Europe” basata su criteri chiari per produzione, powertrain elettrico, celle batterie e componentistica elettronica.
Come emerge anche dall’analisi pubblicata dal Sole 24 Ore, il settore automobilistico europeo sta attraversando una crisi di competitività senza precedenti: mentre la produzione globale cresce, l’Europa arretra, con volumi in calo e una crescente pressione della concorrenza asiatica. A questo si aggiungono obiettivi di CO₂ sempre più stringenti, costi energetici elevati e un quadro regolatorio complesso che sta mettendo sotto stress l’intera filiera, con oltre 100mila tagli annunciati nella componentistica tra 2024 e 2025.
“L’evoluzione sostenibile del settore automotive è indispensabile, – sottolinea il Presidente di Federmanager, Valter Quercioli – ma non può essere perseguita sacrificando la nostra capacità industriale e occupazionale. Requisiti di localizzazione e incentivi mirati, pur utili, non sono sufficienti se non accompagnati da una politica industriale più ampia, coerente e realistica. L’Europa deve decidere se continuare a essere una potenza industriale. Una Strategia ‘Made in Europe’ è un passo nella direzione giusta, ma deve essere accompagnata da vera neutralità tecnologica, regole più semplici e strumenti economici adeguati. E In Italia, Paese di primo piano nel contesto Ue, serve una politica industriale coraggiosa, capace di attrarre investimenti, sostenere la riconversione della filiera attraverso una tempestiva transizione tecnologica e dare certezze alle imprese e ai lavoratori.”
“Federmanager – continua il Coordinatore della Commissione Automotive, Luciano Massone – richiama l’attenzione su alcuni nodi strutturali che rischiano di indebolire, anziché rafforzare, l’industria europea. In primo luogo, il nuovo sistema di compensazione delle emissioni per come attualmente concepito sembra introdurre complessità e incertezza, avvicinandosi più a logiche di ingegneria finanziaria che a obiettivi di garantire sostenibilità a un settore chiave per l’economia. In secondo luogo, la proclamata neutralità tecnologica per ora si risolve in un insieme e di propositi ma nei fatti è totalmente sbilanciata a favore dell’elettrico, senza una strategia equivalente per e-fuel e biocarburanti, che potrebbero contribuire in modo significativo alla riduzione delle emissioni, soprattutto nel parco circolante esistente”.
Infine, sul fronte delle batterie, l’impegno europeo appare ancora troppo timido rispetto ai massicci sussidi statunitensi e cinesi, mentre il costo dell’energia in Europa continua a penalizzare la competitività delle gigafactory continentali.
Accanto alla dimensione europea, Federmanager pone con forza la questione italiana. Nel 2025 l’Italia ha registrato un -2,1% nei dati relativi alle immatricolazioni dei veicoli, inoltre la capacità produttiva della componentistica nazionale è scesa al 63,7%, segnalando una situazione critica per molte PMI.
Per questo la Federazione propone un insieme di azioni concrete: attrarre nuovi capitali e favorire partnership industriali; semplificare il quadro regolatorio per nuovi impianti e attività di R&D; ripristinare forme di incentivazioni “intelligenti” per l’automotive, come del resto prospettato da Filosa e Blume nel loro messaggio e sostenere lo svecchiamento del parco circolante con veicoli meno inquinanti.
Federmanager conferma il proprio impegno a collaborare con Governo e istituzioni europee per trasformare le linee di indirizzo del Libro Bianco sull’Automotive in un programma operativo con tempi, risorse e obiettivi chiari, contribuendo attivamente al rilancio del settore.
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