Da tempo denunciamo il continuo e progressivo declino delle attività industriali degli stabilimenti ex Ilva, con una gestione da parte di Arcelor Mittal improntata unicamente a un esasperato contenimento dei costi di produzione, a conferma, evidentemente, di interessi diversi dal rilancio della fabbrica. La conseguenza? Continue difficoltà operative, frequentissime fermate nella produzione, rischio di chiusura definitiva degli altiforni, ricorso continuo alla cassaintegrazione.
Oggi siamo in una condizione di emergenza tale per cui un intervento dello Stato rappresenta l’ultima spiaggia, purché esso sia giustificato esclusivamente per traghettare la società verso una nuova cordata di azionisti capace di dare spinta al sito di Taranto centrale per la competitività di tutta la manifattura italiana.
Siamo convinti che l’industria siderurgica a Taranto si possa ancora salvare e che vi siano imprenditori del settore – auspichiamo anche italiani – che possano essere interessati al rilancio degli stabilimenti ex Ilva, ritornando rapidamente a livelli di produzione adeguati a garantire produttività e occupazione per il futuro attraverso un piano industriale in grado di rendere possibile la modernizzazione degli impianti in modo sostenibile e rispettoso dei parametri ambientali e del territorio.
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