Comunicato Stampa

Giovani, competenze e futuro del Paese. Federmanager: “Tratteniamo i talenti, facciamo crescere la competitività”

Roma, 16 gennaio 2026 – La crescente emigrazione dei giovani laureati italiani non può essere considerata un fenomeno fisiologico o inevitabile. I dati richiamati dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta – secondo cui un giovane laureato in Germania guadagna in media l’80% in più rispetto a un coetaneo italiano – riportano con forza al centro del dibattito una criticità strutturale del Paese: la difficoltà di convertire istruzione e competenze in lavoro qualificato, produttività e salari adeguati.

Per Federmanager, il tema non riguarda soltanto la mobilità internazionale dei giovani, che ha un suo valore formativo, ma la capacità del sistema economico italiano di trattenere e valorizzare il proprio capitale umano, soprattutto in una fase storica segnata da una perdurante crisi demografica e da un conseguente work shortage. Secondo l’ISTAT, infatti, entro il 2050 l’Italia perderà 7 milioni di persone in età da lavoro. E perdere personale qualificato significa ridurre il potenziale di crescita del Paese, indebolire la competitività delle imprese e compromettere la sostenibilità futura del welfare.

“Che un decimo dei giovani laureati italiani scelga di andare via non può essere considerato normale”, dichiara Valter Quercioli, Presidente di Federmanager. “È una perdita secca di competenze, di investimenti formativi e di futuro. In un Paese che nei prossimi anni avrà milioni di lavoratori in meno, il vero nodo è aumentare la produttività per occupato, perché solo così si possono creare salari competitivi e prospettive professionali attrattive per i talenti”.

Come sottolineato anche dal Governatore Panetta, il basso rendimento economico della formazione universitaria spinge un numero crescente di giovani laureati – in particolare nelle discipline tecnico-scientifiche – a cercare all’estero opportunità più coerenti e gratificanti per le proprie competenze. Una dinamica che colpisce direttamente il tessuto produttivo, con le imprese che segnalano una crescente carenza di professionalità qualificate.

Secondo Federmanager, la risposta a questa sfida non può essere affidata a interventi episodici. È necessario agire sulla struttura del sistema produttivo, rafforzandone la capacità organizzativa e manageriale. Oggi solo una quota limitata delle imprese italiane è realmente managerializzata, ma è proprio questa componente a generare la parte più rilevante di valore, produttività e competitività internazionale.

“Per questo – prosegue Quercioli – Federmanager propone un programma nazionale di managerializzazione di almeno 20mila PMI industriali e dei servizi. Imprese che hanno potenzialità di crescita ma che, senza un adeguato presidio manageriale, faticano a innovare, a crescere e a valorizzare il capitale umano. È in queste realtà che possono nascere lavoro qualificato, carriere e opportunità capaci di trattenere i giovani”.

Accanto a questo punto, Federmanager richiama l’importanza di un uso responsabile dell’innovazione tecnologica, capace di aumentare la produttività e liberare valore, e della costruzione di un nuovo patto generazionale, che integri giovani, professionalità intermedie e lavoratori senior, favorendo il trasferimento di competenze e modelli organizzativi più flessibili e inclusivi.

Redazione Federmanager

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