Roma, 11 ottobre 2026 – “Le pensioni sono un impegno che lo Stato ha assunto nei confronti di chi ha lavorato e versato contributi per un’intera vita, non una riserva di bilancio alla quale attingere ogni volta che occorre reperire nuove risorse. L’ipotesi di intervenire nuovamente sulla perequazione delle pensioni, nell’ambito della prossima Legge di Bilancio, ci trova fermamente contrari”. Lo dichiara Valter Quercioli, Presidente di Federmanager, commentando le indiscrezioni relative a un possibile ritorno al sistema di rivalutazione per fasce, con percentuali ridotte applicate all’intero trattamento pensionistico anziché alle sole quote eccedenti determinate soglie.
“Non stiamo parlando di privilegi, ma di pensioni maturate attraverso decenni di lavoro, responsabilità professionali e piena contribuzione previdenziale. La quota contributiva è quella che incide maggiormente sull’importo pensionistico senza tener conto di contribuzione volontaria, riscatti o ricongiunzioni che hanno pesato sulle tasche del lavoratore. Chi ha rispettato le regole e programmato il proprio futuro sulla loro base deve poter contare sulla stabilità e sulla ragionevole prevedibilità del sistema. Non è accettabile che queste aspettative vengano ripetutamente ridimensionate per esigenze di finanza pubblica”.
Per Federmanager, la questione più grave riguarda gli effetti cumulativi delle limitazioni alla perequazione. Quando una pensione viene rivalutata meno dell’inflazione, infatti, la perdita di potere d’acquisto non si esaurisce nell’anno in cui viene applicata la misura, ma si trascina negli anni successivi, perché le future rivalutazioni vengono calcolate su una base più bassa.
“Una misura presentata come temporanea produce così conseguenze permanenti. È un impoverimento progressivo e silenzioso dei pensionati, che rischia di compromettere il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, soprattutto tra i giovani che già oggi sono scettici sull’istituto della pensione”.
Ancora più significativo è l’impatto complessivo sui conti pubblici: secondo la relazione tecnica relativa alla Manovra 2023, richiamata anche dalla Corte costituzionale, le restrizioni alla perequazione introdotte in quegli anni comportano minori spese pensionistiche lorde cumulate stimate in circa 54 miliardi di euro fino al 2032.
“Sono numeri che impongono una riflessione. Una parte dei pensionati ha già contribuito in misura significativa al contenimento della spesa pubblica. Prima di chiedere loro ulteriori sacrifici, riteniamo necessario che ogni nuova misura di spesa venga sottoposta a una rigorosa valutazione della sua effettiva necessità, dei benefici attesi e della sostenibilità nel tempo”.
Il Presidente di Federmanager richiama quindi l’attenzione sul particolare contesto nel quale si colloca la prossima Legge di Bilancio, l’ultima ordinaria prima delle elezioni politiche previste nel 2027.
“Proprio alla vigilia di una nuova legislatura, le scelte di finanza pubblica devono essere guidate da una visione di lungo periodo, non dalla ricerca di benefici immediati. Sarebbe profondamente sbagliato finanziare nuove misure di spesa, prive di adeguata giustificazione economica e sociale, attraverso un’ulteriore compressione del potere d’acquisto di chi ha già contribuito al riequilibrio dei conti pubblici. Non si possono finanziare le promesse di oggi riducendo il valore degli impegni assunti ieri”.
Federmanager ricorda che la giurisprudenza costituzionale, pur riconoscendo al legislatore margini di intervento, ha più volte richiamato la necessità di rispettare i criteri di proporzionalità e ragionevolezza, tenendo conto degli effetti delle misure adottate nel tempo, e ha rivolto ripetuti moniti contro la reiterazione di interventi limitativi della rivalutazione pensionistica.
Federmanager chiede pertanto al Governo di escludere nuove penalizzazioni della perequazione nella prossima Legge di Bilancio, di preservare il meccanismo di rivalutazione per scaglioni e di rendere trasparenti gli effetti cumulativi delle limitazioni introdotte negli ultimi anni.
“La sostenibilità del sistema previdenziale è una responsabilità che condividiamo pienamente. Ma sostenibilità significa anche certezza delle regole, equità tra generazioni e fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Non possiamo chiedere alle persone di contribuire responsabilmente per un’intera vita lavorativa e poi modificare ripetutamente le condizioni sulle quali hanno costruito le proprie aspettative previdenziali”.
“Federmanager continuerà a difendere con determinazione gli interessi dei dirigenti in servizio e in pensione, così come continuerà a mettere le competenze manageriali al servizio della crescita e della competitività del Paese. Non sono missioni alternative, ma responsabilità complementari. Difendere il valore del lavoro significa anche difendere il valore delle pensioni che da quel lavoro derivano”, conclude Quercioli.
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