È quanto dichiara il Presidente di Federmanager, Valter Quercioli, all’indomani della sentenza con cui la Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per la strage ferroviaria del 29 giugno 2009.
«La tutela della salute e della sicurezza – prosegue Quercioli – non è un adempimento burocratico né un costo da comprimere: è il primo dovere di chi esercita responsabilità di governo nelle imprese. La tutela della vita e dell’incolumità delle persone deve sempre prevalere su qualsiasi altra considerazione. È questo il principio che guida ogni moderna cultura manageriale».
Il Presidente di Federmanager ribadisce quindi il pieno rispetto per la decisione della magistratura. Al tempo stesso, richiama la necessità di mantenere alta l’attenzione affinché il principio della responsabilità personale continui a fondarsi sull’effettiva corrispondenza tra deleghe conferite, poteri esercitati, decisioni assunte e responsabilità attribuite.
«Le sentenze definitive si rispettano. Al tempo stesso, una vicenda di straordinaria complessità tecnica e organizzativa come quella di Viareggio ripropone un tema di carattere generale che interessa tutte le grandi organizzazioni: il rapporto tra responsabilità individuali, assetti di governance, sistemi di delega e concreta distribuzione dei poteri decisionali».
Secondo Federmanager, la conclusione del lungo iter giudiziario offre anche l’occasione per una riflessione più ampia sul rapporto tra responsabilità individuali e responsabilità organizzative nelle grandi imprese. L’obiettivo di questa riflessione non è attenuare le responsabilità accertate, ma contribuire al rafforzamento della cultura della prevenzione dei rischi, della salute, della sicurezza e della qualità della governance, nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori, delle cittadine e dei cittadini, affinché tragedie come questa non possano ripetersi.
«È legittimo interrogarsi su come, nelle organizzazioni complesse, debbano evolvere gli assetti di governance, i sistemi di delega e l’attribuzione delle responsabilità, affinché vi sia piena corrispondenza tra deleghe conferite, poteri esercitati, decisioni assunte e responsabilità individuali, lungo l’intera catena delle responsabilità, dai livelli più operativi fino ai vertici aziendali. Non si tratta di mettere in discussione una decisione definitiva della magistratura, ma di promuovere una riflessione giuridica e organizzativa che rafforzi la certezza del diritto, la cultura della sicurezza e la qualità della funzione manageriale. Un confronto che merita di essere affrontato con assoluto rigore giuridico e organizzativo, senza pregiudizi».
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