
Lo dichiara Valter Quercioli, Presidente di Federmanager, all’indomani del tavolo a Palazzo Chigi e dell’annuncio dello stop produttivo dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto.
“Prendiamo atto dell’impegno del Governo a introdurre nuove misure di sostegno al reddito e di tutela occupazionale, incentivi ala riassunzione e agevolazioni previdenziali, misure indispensabili in questa fase di emergenza. Ma occorre distinguere con chiarezza gli strumenti di protezione sociale dalla strategia industriale. Le misure a sostegno dei lavoratori sono necessarie, ma non può sostituire un piano credibile per il futuro della siderurgia italiana”.
Per Federmanager, la priorità è evitare che la sospensione delle attività determini la perdita delle condizioni tecniche e organizzative indispensabili per una futura ripresa produttiva. In questo quadro, è fondamentale individuare tempestivamente, nel pieno rispetto di quelle che saranno le definitive decisioni dell’autorità giudiziaria e delle prescrizioni in materia di salute, sicurezza e ambiente, tutte le soluzioni giuridicamente e tecnicamente praticabili per preservare gli impianti e le prospettive industriali.
In questo percorso, Federmanager richiama l’attenzione sul ruolo determinante dei dirigenti e dei quadri che dovranno essere anch’essi adeguatamente tutelati e che ogni giorno sono chiamati a garantire la sicurezza degli impianti, la gestione dei processi, la continuità delle competenze industriali e che saranno anche fattore fondamentale per favorire la nascita di nuove realtà imprenditoriali sul territorio.
“Non si può programmare una ripartenza senza coinvolgere chi conosce gli impianti e dovrà concretamente gestirla. Il capitale umano e manageriale rappresenta una componente essenziale della capacità produttiva del Paese e deve essere tutelato al pari delle infrastrutture industriali”.
Federmanager chiede pertanto che alle misure di sostegno annunciate dal Governo si affianchi un percorso operativo definito, con responsabilità chiare, tempi verificabili e una governance stabile della transizione, capace di tenere insieme tutela dei lavoratori, sostenibilità ambientale e continuità industriale.
“La scadenza del 20 ottobre non può essere vissuta come un semplice rinvio delle decisioni. Il tempo disponibile deve servire a costruire soluzioni concrete, evitando che l’emergenza occupazionale diventi una crisi industriale senza ritorno. Difendere l’ex Ilva significa difendere lavoro, competenze e autonomia produttiva dell’Italia”, conclude Quercioli.







